
Durabilità, efficienza e sicurezza sono le nostre parole chiave.
Come le garantiamo nelle nostre opere? Semplice: curando maniacalmente tutti i dettagli del processo costruttivo, dal progetto alla selezione e composizione dei materiali, dalle scelte tecniche ai controlli di filiera, dall’attenzione estrema a quanto accade in cantiere alla gestione della manutenzione in fase di esercizio.
Riportiamo alcuni punti più significativi dell’intervista al Cavalier Giovanni Galliazzo, presidente di PAC, rilasciata alla rivista specialistica Strade & Autostrade.
PAC nasce negli anni ’70 come prefabbricatore di travi per capannoni ed è poi cresciuta come società specializzata nella progettazione e realizzazione di elementi strutturali in calcestruzzo armato al servizio delle infrastrutture, dai viadotti alle gallerie artificiali, alle costruzioni portuali.
leStrade. Cavalier Galliazzo, da dove possiamo partire per provare a far fare alle nostre opere infrastrutturali quel salto di qualità che i loro utenti (ovvero tutti noi) meritano?
Galliazzo. Semplice: dobbiamo puntare tutto sui dettagli, sulla cura per i particolari. Ovvero proprio su quegli aspetti su cui, qui da noi, in genere si sorvola. Dobbiamo immettere nel sistema una robusta cultura dei materiali e del loro impiego, che si parli di acciaio o di calcestruzzo.
leStrade. Su questi aspetti, e circoscrivendo il tema ai ponti, cronache recenti raccontano di dispute tecnico-politiche tra i sostenitori di questo o di quel materiale d’impiego… Secondo lei è una contrapposizione utile?
Galliazzo. Non direi proprio. Le dispute tra i sostenitori dell’acciaio o quelli del calcestruzzo, se non corroborate da motivazioni tecniche profonde e documentate, sono strumentali, o quantomeno peccano di approssimazione. Il punto è che senza la qualità, prima o poi le criticità emergono.
leStrade. Due fattori, per sintetizzare: la qualità in fase iniziale e la cura nel corso della vita utile della struttura…
Galliazzo. Proprio così. Di eterno non c’è niente, ogni organismo va controllato: esseri umani, animali, edifici, veicoli. E naturalmente materiali. Pensiamo ai nostri ponti, nati per sostenere determinati carichi e oggi sottoposti a stress incredibili. Accompagnare tutte queste opere con aggiornati piani di controllo e manutenzione sarebbe il minimo indispensabile…
leStrade. L’ingegner Dino Vurro, alto dirigente dell’area tecnica dell’Anas, tempo fa aveva lanciato l’idea di una vera e propria clinica delle infrastrutture.
Galliazzo. Un’ottima idea, proprio perché ci fa capire che le opere infrastrutturali vanno trattate come il corpo umano. E quindi vanno “curate” come si deve. Accanto alla cura, bisogna poi insistere sulla cultura, ovvero sulla specializzazione.
leStrade. Durabilità a cento anni, a quanto ci risulta, voi come PAC la garantite.
Galliazzo. In alcuni casi la durabilità a cento anni risponde a prescrizioni specifiche, per esempio a quelle del gestore della rete ferroviaria nel caso della realizzazione del nuovo cavalcaferrovia di San Vito al Tagliamento, a cui stiamo collaborando. Ma in genere per noi è questo un obiettivo “standard”, perché per raggiungerlo è sufficiente curare determinati particolari all’interno del processo costruttivo, i famosi dettagli di cui si diceva. In pratica, basta fare le cose per bene.
leStrade. Ci parli della post-tensione e della sua diffusione nel campo delle opere infrastrutturali.
Galliazzo. Si tratta di una tecnica ormai consolidata, ma solo per opere particolari, di un certo standard. Grazie ad essa, si risolvono i problemi indotti dai giunti, che sono elementi di estrema delicatezza. Sono andato personalmente a misurare il coefficiente di dilatazione del calcestruzzo su un grande viadotto di 2 km della nostra zona, con temperature dunque comprese tra -10°C e +40°C. Ebbene, su 2000 m la dilatazione attesa può arrivare a 35 cm, un dato significativo che presuppone l’impiego di giunti adeguati e di un opportuno comportamento delle pile. Ecco, la post-tensione o in genere la continuità strutturale sono in grande aiuto proprio in contesti del genere. A Chioggia, sulla Romea, abbiamo realizzato un ponte stradale modello in calcestruzzo pre-teso e con armatura lenta: il manufatto è tutto un elemento e la sua continuità è garantita. Un altro caso da manuale, di qualche anno fa, è stato lo svincolo di Lambrate sulla Tangenziale Est di Milano, per il quale abbiamo realizzato elementi con armatura lenta e in post-tensione.
leStrade. Questi casi d’eccellenza ci portano a riflettere sul tema dell’innovazione. Che ruolo ha nel vostro modus operandi?
Galliazzo. Per noi è un fattore cruciale, e vorremmo che fosse sensibilmente incentivato nel nostro settore. Proprio una tecnica come la post-tensione, del resto, è un’ottima palestra per il raggiungimento del grande (e auspichiamo sempre più condiviso) obiettivo della qualità. In questa lavorazione l’aspetto più delicato è l’iniezione della boiacca additivata sotto vuoto per la protezione dei cavi d’acciaio. Nei paesi scandinavi, per adempiere a questa funzione stanno iniziando a usare i tubi in Geberit, altrove insieme ai tubi s’impiegano anche i trefoli viplati, il che significa una “super protezione” e quindi una garanzia in più per la buona riuscita dell’intervento. Ecco, noi siamo più che favorevoli a studiare e introdurre questi sistemi ad alta innovazione anche nelle nostre lavorazioni. E senz’altro ci proveremo, pur operando all’interno di un sistema che non ci favorisce.
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